Natura e Salute batteri

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Hipotensores: Spino bianco, Olivo, Vischio, Arnica, Aglio, Agrimonia, Albero*del ribes nero, Cicoria, Alholva o Fenogreco, Issopo, Borsa di pastore, Vincapervinca, Fumerebbe, Tiglio.

Qui potrebbero includersi piante con azione diuretica, ma quelli li vedremo nel tema dell'Apparato Urinario.

Olivo, Ondeggia europaea,

Considerata anticamente come l'albero della pace ". Sembra essere un albero oriundo della Palestina. Fué conosciuto in Egitto nel Secolo XVII a. C. ed introdotto in Spagna in epoca molto remota.

Lasciando ad un lato l'olio che possiede grandi proprietà alimentari e terapeutiche, ci centriamo nelle sue foglie.

I costituente più importanti sono: pigmenti flavónicos, flavonas, luteolina, ed una chalcona, l'olivina, collina, derivate triterpénicos abbondanti, soprattutto l'acido oleanólico, un heterósido amaro, l'oleuropeina od oleuropeósido. È

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Natura uno dei più potenti antiossidanti! Anche moderata importi sono pensiero di avere un effetto.
I seguenti usi sono ampiamente citati (anche se non necessariamente di backup con una ricerca!): La regolamentazione di zucchero nel sangue e pressione arteriosa, rafforzare il sistema immunitario, prevenire le ulcere, il controllo infiammazione, virale combattere raffreddori e influenza, gomma di prevenire le malattie, cavità, alito cattivo e , Abbassare il colesterolo, prevenire le malattie cardiache, l'osteoporosi e coaguli di sangue.

Tè verde informazioni:

Tè verde è stato al centro di nuovi studi eccitante che indica la sua efficacia nel sollevare il metabolismo per perdita di peso e di prevenzione e lotta contro il cancro e altre malattie con i suoi super antiossidanti. Ha un lungo elenco di potenziali benefici per la salute, ed è usata per regolare di zucchero nel sangue e pressione arteriosa, rafforzare

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Liquirizia radice è un impressionante elenco di usi ben documentato ed è probabilmente uno dei più oltre-guardato di tutti i rimedi erboristici. E 'usato per molti disturbi tra cui l'asma, Piede d'atleta, calvizie, corpo odore, borsite, canker piaghe, stanchezza cronica, depressione, raffreddori e influenza, tosse, forfora, enfisema, gengiviti e carie, gotta, bruciore di stomaco, l'HIV, infezioni virali , Infezioni fungine, ulcere, problemi al fegato, malattia di Lyme, menopausa, psoriasi, herpes zoster, mal di gola, tendiniti, tubercolosi, ulcere, infezioni da lieviti, allargamento della prostata e artrite.

Liquirizia radice informazioni:

Liquirizia radice contiene molti anti-depressori composti ed è un'ottima alternativa a St John's wort. Come in erboristeria ha un impressionante elenco di usi ben documentato ed è probabilmente uno dei più guardato oltre-di tutte le erbe meraviglie. Liquirizia è utile per

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Una singola cella-alghe di acqua dolce che è un ricco ed equilibrato e fonte di molte sostanze nutritive che sono essenziali per la salute, ma sempre più carenti di oggi dieta dei trattati e raffinati prodotti alimentari. In Asia, dove è particolarmente popolare, è ampiamente creduto per contenere la diffusione del cancro, migliorare l'immunità, promuovere un buon equilibrio di batteri nel budello, e più bassi livelli di colesterolo nel sangue. In Giappone, è tradizionalmente utilizzata come trattamento per le ulcere duodenali, gastrite, ipertensione, il diabete, l'ipoglicemia, asma, e costipazione. Più di recente, è touted è stato come un efficace terapia per elevati livelli di colesterolo, una profilassi contro la minaccia di infezioni e, in aggiunta e di trattamento per il cancro.

Clorella Informazioni:

Clorella è una di acqua dolce, single-celled alghe che cresce in acqua

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Foglia d'oliva è stato utilizzato per la prima volta medico in Egitto. Si tratta di ottenere il riconoscimento di un potente difensore dei rischi di malattia e di numerosi studi scientifici sono stati condotti per investigare l'estratto della proprietà benefiche. I vantaggi segnalati foglia di oliva estratto la gamma di promuovere una maggiore energia e sani della pressione del sangue, a sostenere il sistema cardiovascolare e il sistema immunitario. Contiene 500mg di erbe per compressa (6% Oleuropein). Adatti ai vegetariani.

Foglia d'oliva Informazioni:

Olive sono nativi di Asia Minore e la Siria, ma sono coltivati nei paesi del Mediterraneo e anche Cile, Perù e Sud Australia. Foglia d'oliva è stato utilizzato per la prima volta medico nell'antico Egitto ed è stato un simbolo di potenza celeste. E 'stato anche utilizzato per mummify faraoni. Più recenti conoscenze della foglia d'oliva della proprietà

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Biodiesel alghe

L’ultima conferenza della FAO, che si è tenuta in giugno a Roma, ha prospettato per il futuro delle risorse agricole mondiali, uno scenario inquietante. La coltivazione su scala intensiva dei prodotti agricoli, come colza, canna da zucchero, palma,soia, mais,
patate, a scopo energetico, è entrata in forte competizione con le colture tradizionali da sempre alla base dell’alimentazione umana, basti pensare al mais o al riso, prodotti agricoli che costituiscono il fondamento di larghe fasce di popolazione di paesi non industrializzati, già fortemente penalizzati dai mutamenti climatici dovuto all’effetto serra, ai quali vengono sottratti i loro prodotti alimentari, per riempire i serbatoi delle auto dei paesi industrialmente progrediti o in forte crescita industriale come l’India e la Cina. Il risultato è stato un’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, che rischia di affamare il pianeta.

Per contro, ci sono alcuni paesi da sempre in prima linea per lo sfruttamento delle fonti energetiche alternative,derivate dalle biomasse, come il Brasile,che hanno annunciato l’indipendenza energetica, azzerando di fatto l’importazione del petrolio dall’estero.

Il prezzo da pagare è comunque troppo alto, le biomasse ricavate dall’agricoltura, competono con la sopravvivenza del nostro pianeta; ma come conciliare la necessità di prendere le distanze dalla dipendenza energetica del petrolio e altri combustibili fossili senza depauperare l’ambiente circostante a causa della pratica della monocoltura, da sempre responsabile dell’impoverimento del terreno?

La risposta questa volta potrebbe venire dal mare, una fonte potenzialmente inesauribile di biocarburante, che solo marginalmente tocca la produzione agricola

alimentare, in quanto potenzialmente è un tipo di coltura implementabile anche su terreni scarsamente produttivi, fino ad ipotizzare i deserti e le zone paludose.

Già dai tempi dell’amministrazione Carter, negli Stati Uniti, il Department of Energy Office of Fuel Development, portò avanti un programma di ricerca per lo sviluppo di energie rinnovabili ricavate dalle alghe, il punto centrale di questo programma conosciuto come ASP (Aquatic Species Program) era la produzione di biodiesel ricavato da alcune specie di alghe, particolarmente ricche in contenuto lipidico e coltivabili in stagni, utilizzatrici per il loro metabolismo di CO2 prodotto dai residui di combustione delle piante.

Nel corso di un ventennio dall’inizio di questo programma la ricerca ha fatto dei passi da gigante per tutto quel che riguarda il loro metabolismo di crescita, merito delle nuove tecniche di manipolazione genetica e dei sistemi di produzione.

Gli studi dell’ASP hanno preso in considerazione tutti gli aspetti dell’algacoltura, dal modo di ottenere la resa maggiore in termini di olii, alle condizioni estreme di temperatura,pH, salinità.Attualmente l’Università delle Hawai dispone di una raccolta di 300 specie di microrganismi acquatici in larga misura alghe verdi e diatomee, a disposizione per la ricerca scientifica.

Le alghe in condizioni di stress ambientale, reagiscono producendo un surplus di sostanze oleose, specialmente in carenza di silice per le diatomee e nitriti per le alghe verdi.

Le alghe sono organismi fotosintetici, che necessitano della luce del sole per il loro metabolismo energetico. La fotosintesi è quindi il processo indispensabile per trasformare l’energia solare in sostanze nutritive, combinando l’acqua con l’anidride carbonica per produrre biomasse. Dopo aver studiato numerose specie acquatiche,l’interesse dei ricercatori ASP, è stato focalizzato sullo studio delle microalghe, la cui prospettiva in termini di resa di olio combustibile è molto più interessante rispetto alle macroalghe e agli organelli emergenti.

Le microalghe sono classificabili in quattro classi distinguibili per la loro pigmentazione, il loro ciclo biologico e la loro struttura cellulare:

  1. Diatomee ( Bacillariophyceae ). Queste alghe sono costituenti del fitoplancton marino, ma vivono anche in acque fresche e salmastre. Contengono nella loro parete cellulare, silice polimerizzata, immagazzinano carbonio sotto forma di olio naturale e polisaccaridi noti come chrysolaminarin;

  2. Alghe verdi (Chlorophycee ). sono abbondantissime nelle acque fresche; sul piano dell’evoluzione, sono considerate le progenitrici delle piante. Si trovano isolate o in colonie, immagazzinano principalmente amidi, ma al verificarsi di determinate condizioni di crescita possono produrre olii.

  3. Alghe azzurre ( Cyanophiceae ). Sono organizzate come le specie batteriche, rivestendo un ruolo centrale nella fissazione dell’azoto atmosferico.

  4. Alghe gialle ( Chrysophyceae ). questo gruppo presenta delle somiglianze con le Diatomee, hanno una pigmentazione tendente al giallo, e hanno come habitat le acque fresche. Immagazzinano oli naturali e carboidrati.

Attualmente la ricerca è orientata verso lo studio delle diatomee e delle alghe verdi.
La loro semplicità strutturale unita al fatto che crescono in sospensione acquosa, permette un facile accesso alla conversione della luce solare, all’acqua, alla CO2 e agli altri fattori di crescita.
Per questa serie di ragioni, le microalghe sono capaci di produrre 30 volte l’equivalente in olio rispetto alla stessa area coltivata con colture convenzionali, tipo mais, soia e quant’altro. In termini di resa energetica basti pensare che le alghe hanno una resa quattro volte superiore alla canna da zucchero e 45 volte superiore all’olio di colza. Altro aspetto non trascurabile è il fatto che viene annullato l’impatto ambientale, perché azzerano le emissioni di CO2, anzi, la catturano dall’ambiente circostante in quanto si tratta di un elemento indispensabile alla loro crescita, per riconvertirla in una sostanza oleosa ad alta densità.
Gli scarti che residuano dopo la spremitura dell’olio vengono usati per la produzione di idrogeno.
Le ? algae farms ? sono costituite da vasche aperte, poco profonde, nelle quali la CO2 proveniente in genere dalle emissioni di industrie vicine alla farm o dalla combustione di residui legnosi e carbone fossile, viene immessa nella vasca sotto forma di bolle che vengono catturate dalle alghe.
Le vasche sono progettate secondo un percorso, nel quale alghe, acqua e nutrienti circolano attorno ad un percorso obbligatorio, un motore elettrico provvede a convogliare il flusso. Le alghe sono sospese in acqua e con regolarità devono subire dei rimontaggi per essere esposte alla luce del sole. Si tratta naturalmente di un sistema operativo a ciclo continuo, la cui superficie tecnicamente è misurata in termini di superficie per la cattura del sole, mentre la resa viene misurata in termini di biomasse prodotte in un giorno per unità di superficie esposta.
Oltre agli oli combustibili e all’idrogeno, altri prodotti possono essere convenientemente ricavati dalle biomasse, i principali sono :
il metano,ottenuto per gassificazione biologica o termica; l’etanolo per via fermentativa.
I dati relativi alla resa energetica, attualmente sono da riferire ad impianti a basso costo, a sviluppo superficiale oppure a bolle di polietilene, ma tutto il mondo si sta attivando per la progettazione su scala industriale di impianti a sviluppo tridimensionale irradiati da sorgenti di luce artificiale. Alcune grandi industrie stanno già investendo nella realizzazione di impianti funzionanti su scala industriale, particolarmente interessata a questa tecnologia è il colosso americano BOEING, sponsor ufficiale del prossimo congresso che si terrà a Seattle, dal quale si spera di avere ragguagli positivi circa questa fonte energetica rinnovabile e pulita che viene dal mare.

Fonte www.demetra.org


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il batterio klebsiella al microscopioLe malattie autoimmunitarie possono aver a che fare con la disbiosi intestinale?

Da alcuni studi è emerso che l’attacco che il sistema immunitario conduce nei confronti dei tessuti stessi del corpo possa essere dovuto ad un errore di identificazione causato dall’eccessivo proliferare di batteri patogeni dalle caratteristiche simili a quelle dei tessuti umani.

In una ricerca condotta presso il King’s College Hospital di Londra, è stato trovato che nei pazienti affetti da spondiloartrite anchilosante, una malattia autoimmunitaria, i livelli di Klebsiella erano molto più alti del normale, e che i tessuti che venivano attaccati dal sistema immunitario avevano caratteristiche molto simili a quelle della stessa Klebsiella.

Lo stesso team di ricercatori, guidati dal dr. Alan Ebringer, ha scoperto che in pazienti affetti da artrite reumatoide, il tipo di tessuto umano presente, chiamato HLA-DR4, è molto simile al batterio Proteus e quando si sono controllati i livelli di anticorpi per il Proteus nei pazienti affetti da artrite reumatoide, si è visto che sono molto superiori al normale.

Si ritiene perciò molto utile l’integrazione di batteri amici, capaci di togliere spazio ai batteri patogeni, sia per la prevenzione sia come supporto nutriterapico alle terapie specifiche delle patologie autoimmunitarie.

LG

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lattobacilli al microscopioE' ormai ampiamente risaputo e documentato che alcuni tipi di lattobacilli, definiti anche probiotici o "batteri amici", sono essenziali per mantenere uno stato di eubiosi (equilibrio della flora batterica intestinale) e di conseguenza migliorare lo stato di salute generale dell'organismo.

Si sa anche però che questi microrganismi sono influenzati negativamente da calore, umidità, luce e ossigeno.

Ricerche effettuate negli ultimi anni hanno evidenziato che circa l'80% di probiotici di varia produzione non rispondeva ai giusti requisiti. Molti non avevano neanche il 10% dei lattobacilli "vivi" dichiarati ed alcuni contenevano anche organismi potenzialmente patogeni. Questi risultati sono stati confermati da vari studi.[1]

Solamente determinati ceppi di lattobacilli, come ad esempio l'acidophilus DDS-1, coltivati e prodotti secondo specifiche procedure e condizioni, si sono rivelati altamente stabili anche in condizioni non ottimali di produzione e conservazione.

LG

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[1] Gilliland, S. E. and M. L. Speck. 1977. Enumeration and identity of lactobacilli in dietary products. J. Food Prot. 40:760-762; Brennan, M., B. Wanismail, and B. Ray. 1983. Prevalence of viable Lactobacillus acidophilus in dried commercial products. J. Food Prot. 46:887-892; Bhatia, V. 1991. Growth optimization of Lactobacillus acidophilus in whey, M.S. Thesis, Univ. of Nebraska, Lincoln.

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genoma di acidophilusSono da tempo note le proprietà protettive e preventive sia dei lattobacilli in generale sia in particolare dell'acidophilus.

In uno studio[1], il L. acidophilus DDS-1 ha mostrato di poter prevenire la formazione tumorale nei ratti messi a contatto con sostanze chimiche cancerogene. Il meccanismo della prevenzione antitumorale implica:

a) inibizione della crescita dei batteri putrefattivi e di conseguenza una riduzione di nitrosammine;

b) riduzione diretta di composti secondari di nitriti e sali biliari[2];

c) stimolazione dei macrofagi intraperitoneali e suoi enzimi.

Altri studi confermano il ruolo stimolante del DDS-1 sui macrofagi e di attivazione delle citochine, interleuchine e TNF-alfa[3], di cui è noto l'effetto citostatico e citocida sulle cellule tumorali.

LG

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1. Lee, H., N. Rangavajhyala, C. Grandjean, K.M. Shahani. 1996. Anticarcinogenic effect of Lactobacillus acidophilus on N-nitrosobis (2-oxopropyl)amine induced colon tumor in rats. J. Appl. Nutr., 48:59-66.
2. Ho Lee, N. Rangavajhyala, C.J. Grandjean and K.M. Shahani (1995). Inhibitory effect of Lactobacillus acidophilus on transformation of bile acid by human fecal microflora. Microbiologie Aliments Nutrition, 13, 241-247.
3. Rangavajhyala, N., S. Srikumaran, G. Sridevi, and K. M. Shahani. 1997. Non- lipopolysaccharide component(s) of Lactobacillus acidophilus stimulate(s) the production of IL-1-alpha and TNF-alpha by murine macrophages. Nutrition and Cancer 28:130-134.

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La dieta antidiarreica o astringente ottiene che l'apparato digestivo si abitui a realizzare le sue funzioni normali, mediante l'introduzione graduale degli alimenti. Accompagnare questa dieta col digiuno e la replica di liquidi e minerali, è fondamentale per finire col problema.

La diarrea come tale non è una malattia altro che il sintomo di una confusione. Consiste nell'accelerazione di quello transito intestinale che causa molte deposizioni o deposizioni fluide ed abbondanti. Può andare o non accompagnata da dolore, debolezza, nausee, vomiti, spasmi addominali (crampi), febbre o perdita di appetito.

In generale, si devono ad enterite (infiammazione dell'intestino) specialmente del magro che in pochi giorni si risolve, benché altre volte la causa rimane durante mesi e settimane. Può avere anche la sua origine nella dieta, le medicine, virus, malattie croniche, etc.

Si può parlare di due tipi di diarree: cronaca o acuta. La diarrea acuta si risolve sola e dura pochi giorni. La cronaca si prolunga per più tempo e può essere il sintomo di una confusione più importante.

Norme dietetiche
Durante il periodo che si soffre diarrea devono seguire una serie di norme dietetiche molto precise, col fine di finire con la confusione. Di uguale forma, richiede la proibizione di determinati alimenti e l'ingestione progressiva di altri. La dieta antidiarreica si divide in differenti fasi.

Deve incominciarsi per il digiuno, nel che può ingerirsi solo un preparato di acqua, sale, zucchero, limone e bicarbonato quale avrà una durata da 6 a 24 ore. Passato questo tempo, può cominciarsi ad ingerire liquidi come l'acqua di riso, semola, zuppe di cereali, etc. È raccomandabile mangiare poca quantità e frequentemente.

A poco a poco si andrà introducendo nella dieta il riso, il pollo o il pesce bolliti, pane tostato e prosciutto york. Dopo, si comincerà a prendere yogurt, carne e pescato alla piastra e verdure lesse.

Se il malato comprova tolleranza al latte, può sostituire lo yogurt scremato per 200 cc. di latte scremato con decaffeinato. In questo caso potrebbe prendere formaggio fresco senza grasso, tipo Burgos, Ricotta...

Recuperando liquidi
Un aspetto molto importante è la perdita di liquidi e minerali durante il periodo nel quale si soffre questa confusione intestinale. Per ciò è fondamentale la reintroduzione di liquidi mediante acqua, succhi, brodi, tè,...

La reidratazione consiste nella restituzione della quantità di acqua, glucosio ed elettroliti persi come conseguenza della diarrea. È la prima misura a prendere una volta diagnosticata.

Una delle formule più raccomandate per la reidratazione per via orale è il seguente:

Un litro di acqua
Due cucchiaiate ghiotte di zucchero, per il glucosio
Un pizzicotto di sale, per il cloruro sodico
Mezza cucchiaiata di bicarbonato
Il succo di un limone per il potassio che contiene

Questo miscuglio deve prendersi un'ora e mezza ogni o due ore. Benché non riesca a finire con la diarrea, è fondamentale perché non permette la perdita di acqua, qualcosa di fondamentale nel nostro organismo.

Alimenti proibiti
Ci sono alimenti che possono provocare la diarrea o acutizzarla per ciò è conveniente conoscerli. I prodotti lattei, latti o formaggi, sono di digestione prolungata per il suo contenuto in lattosio, per quel motivo non sono raccomandabili. Lo yogurt, tuttavia, poiché è parzialmente digerito dai batteri che contiene, sé può ingerirsi.

Si eviterà anche il cibo grasso o fritto, come gli insaccati e salati poiché irritano la mucosa digestiva e sono di digestione prolungata. Non deve prendersi neanche fibra vegetale, frutte crude o verdure.

I grassi perfino il burro, margarina, olii, o noci, i cibi piccanti, il pane integrale numero intero, il mais e le pelli o semi di qualunque frutta o verdura stanno anche proibite. Ovviamente niente di caffè né succhi di arancia zuccherati, stimolanti del riflesso gastrocólico.

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La vitamina A è un alcool primario di colore giallo pallido che deriva dal carotene. Colpisce la formazione e mantenimento della pelle, membrane mucose, ossa e denti, visibile ed alla riproduzione. Uno dei primi sintomi di insufficienza è la cecità notturna, difficoltà in adattarsi all'oscurità. Altri sintomi sono eccessiva secchezza nella pelle; mancanza di secrezione della membrana mucosa, quello che produce suscettibilità all'invasione batterica, e secchezza negli occhi dovuto al cattivo funzionamento della lacrimale, importante causa di cecità nei bambini di paesi poco sviluppati.
Il corpo ottiene la vitamina A di due forme. Una è fabbricandola a partire dal carotene, un precursore vitaminico contrario in vegetali come la carota, broccolo, zucca, spinaci, cavolo e patata americano. L'altra è assorbendola già lista di organismi che si alimentano di vegetali. La vitamina A si trova nel latte, burro, formaggio, tuorlo di uovo, fegato ed olio di fegato di pesce. L'eccesso di vitamina A può interferire nella crescita, fermare la mestruazione, pregiudicare i globuli rossi del sangue e produrre eruzioni cutanee, emicranie, nausee ed itterizia.

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L'acido folico o folacina è una coenzima necessaria per la formazione di proteine strutturali ed emoglobina; la sua insufficienza negli esseri umani è molto rara. L'acido folico è effettivo nel trattamento di certe anemie e la psilosis. Si trova nelle viscere di animali, verdure di foglia verde, legumi, frutti secchi, grani interi e lievito di birra. L'acido folico si perde negli alimenti conservati a temperatura ambiente e durante la cottura. A differenza di altre vitamine idrosolubili, l'acido folico si immagazzina nel fegato e non è necessario ingerirlo giornalmente.
L'acido pantoténico, un'altra vitamina B, svolge ancora non un ruolo definito nel metabolismo di proteine, idrati di carbonio e grasse. Abbonda di molti alimenti e è anche fabbricato da batteri intestinali.
La biotina, un'altra vitamina B che è anche sintetizzata da batteri intestinali e si sente molto estesa negli alimenti, partecipa alla formazione di acidi grassi e nella liberazione di energia proveniente dagli idrati di carbonio. Si ignora la sua insufficienza in esseri umani.

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Secondo le dichiarazioni dei ricercatori, a pieno regime il processo Zymetis potrebbe arrivare a una produzione di 75 miliardi di galloni ? pari a 280 miliardi di litri ? all?anno di etanolo
Una ricerca svoltasi presso l?Università del Maryland e cominciata con i batteri provenienti dalla Baia di Chesapeake ha portato alla scoperta di un processo chimico in grado di convertire grandi volumi di prodotti vegetali di ogni sorta, dalla carta usata fino agli scarti della produzione della birra, in etanolo e altri biocombustibili alternativi al gasolio e alla benzina.

I cosiddetti biocombustibili cellulosici possono infatti essere prodotti a partire da tutti i vegetali che non si presentano in forma di grani o semi e risultano quindi di grande importanza ecologica, da momento che possono essere ottenuti da materiali che non hanno alcun valore alimentare, come i prodotti di scarto dell?agricoltura, inclusi paglia, tutoli e brattee del mais.

Il processo è stato messo a punto anche grazie alla collaborazione con la piccola società Zymetis: il suo segreto è lo sfruttamento del batterio S. degradans, che si trova abitualmente nelle foglie di erba della pampa (Hymenachne amplexicaulis) della Baia di Chesapeake, il più grande estuario degli Stati Uniti, compreso tra gli stati della Virginia e del Maryland.

Tale ceppo batterico, infatti, produce un enzima che permette la conversione di materiale vegetale in zucchero, che a sua volta può essere convertito in biocombustibile.

In realtà i ricercatori della Zymetis non sono stati in grado di isolare il batterio in natura, ma hanno scoperto come produrre l?enzima in laboratorio. Il risultato è un composto chimico chiamato Ethazyme, che degrada le resistenti pareti delle cellule dei materiali cellulosici e converte direttamente l?intero materiale vegetale in zuccheri pronti per la trasformazione in biocombustibile, con un costo significativamente inferiore e con minore utilizzo di composti tossici rispetto al metodo convenzionale.

Secondo le dichiarazioni dei ricercatori, a pieno regime il processo Zymetis potrebbe arrivare a una produzione di 75 miliardi di galloni ? pari a 280 miliardi di litri ? all?anno di etanolo. Stando alle proiezioni, il mercato degli enzimi per biocombustibili potrebbe arrivare a un valore complessivo di 5 miliardi di dollari, tenuto conto anche dedll?energy bill, la legge approvata dal Senato degli Stati Uniti e che dà mandato alle compagnie petrolifere di produrre 21 miliardi di galloni di etanolo ricavato dalla cellulosa entro il 2022.


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Un ascesso anale è una cavità infetta, ripiena di pus, che si trova vicino all'ano o al retto. Cos'è una fistola anale? Una fistola anale, spesso il risultato di un ascesso precedente, è un piccolo canale che unisce la ghiandola anale, dalla quale l'ascesso ha preso origine, alla pelle attorno all'ano. Cosa causa un ascesso? Un ascesso nasce da un'infezione acuta di una piccola ghiandola appena interna all'ano, per l'ingresso di batteri o materiale estraneo nella ghiandola. Alcune condizioni, quali colite o altre infiammazioni intestinali, possono qualche volta rendere queste infezioni più frequenti. Cosa causa una fistola? Dopo che un ascesso è stato drenato, può persistere un canale che unisce la ghiandola anale dalla quale l'ascesso ha preso origine alla pelle. Se questo accade, la persistenza di secrezione dall'apertura esterna può indicare la formazione della fistola. Se l'apertura esterna del canale guarisce, si può sviluppare un ascesso ricorrente.

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Funzionano ad alcol e idrogeno e sono 100 volte più forti di quelli naturali: sono i muscoli artificiali realizzati dai nanotecnologi dell’Università del Texas a Dallas (UTD). Secondo quanto riportato sull’ultimo numero della rivista “Science” la ricerca ha permesso di superare una difficoltà fondamentale della scienza robotica attuale. I robot infatti dipendono dalla loro fonte energetica: se si fa riferimento a una rete elettrica fissa si ottiene un movimento più agile, ma limitato dalla presenza di cavi di alimentazione. Se invece si ricorre a batterie, la capacità e la potenza che riescono a fornire costituiscono un ostacolo per attività molto intense e prolungate nel tempo.

Nei laboratori dell’UTD si è pensato di sviluppare due differenti tipi di muscoli artificiali che, come quelli naturali, convertono in energia meccanica l’energia chimica ricavata da un combustibile.
Nel primo tipo di dispositivo un elettrodo costituito da un nanotubo di carbonio contenente un catalizzatore funziona come cella a combustibile per trasformare l’energia chimica in energia elettrica, come condensatore per immagazzinare quest’ultima, e infine come “muscolo”.

Da Le Scienze 

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Come può sopravvivere il batterio e come si riconosce

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