Natura e Salute erba

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Dentro la fitoterapia utilizzata per il trattamento delle affezioni di ossa, muscoli e tendini dobbiamo emergere:

Piante di azione antirreumatica, antinfiammatoria, analgesica ed antispasmodica: Harpagofito, Saúce, Ulmaria, Arnica, Agrimonia, Betulla, Albero*del ribes nero, Camomilla amara, Frassino, Ortica verde, Dente di leone, Rosmarino, Eleuterococo, Camomilla dolce, Milenrama, Liquirizia, Calendula, Pensiero, Fumerebbe, Lavanda, Timo, Aglio, Erba medico, Violeta.

Piante di azione diuretica, depurativa ed antirreumatica: Betulla, Borrajo, Cardo sacro, Dente di leone, Frassino, Coda di cavallo, Gramigna, Ortica verde, Pensiero, Ulmaria, Code di ciliegia, Sambuco, Ginepro.

Piante di azione hipouricemiante che favoriscono l'eliminazione di acido urico: Lespedeza, Betulla, Frassino, Erica, Rovo, Incaglia di oro, Ortica

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St John's wort è il numero uno di trattamento in Germania per la depressione ed è stato studiato da parte della Commissione E, il pannello di consulenza scientifica per il governo tedesco. Esso contiene diverse sostanze chimiche, tra cui hypericin, hyperforin, e pseudohypericin, che probabilmente sono le principali fonti di antidepressivi. È stato anche indicato per una varietà di disturbi tra cui ipotiroidismo, nevralgie, sciatica e mal di schiena, herpes zoster, herpes labiale e herpes, dolori articolari, traumi ed eczema.

St John's wort Informazioni:

St John's wort è diventata popolare di nuovo come antidepressivo. E 'il numero uno di trattamento in Germania ed è stato studiato da parte della Commissione E, il pannello di consulenza scientifica per il governo tedesco. Esso contiene diverse sostanze chimiche, tra cui hypericin, hyperforin, e pseudohypericin, che probabilmente sono le principali fonti di

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Utilizzati per la prevenzione di emicranie e mal di testa, l'artrite, febbri, tensione muscolare e di dolore, Feverfew è utilizzato anche per abbassare la pressione sanguigna, riduce l'irritazione allo stomaco, stimolare l'appetito e per migliorare la digestione e la funzionalità renale. E 'stato indicato per la colite, vertigini, tinnito e problemi mestruali.

Feverfew Informazioni:

Erboristeria è un impressionante curriculum nel trattamento di emicrania e mal di testa cronici. Feverfew tratta la causa del mal di testa, piuttosto che semplicemente il dolore. Sia il British Medical Journal e la Harvard Medical School Salute Lettera hanno reso omaggio per il successo di feverfew in alleviare emicranie.

Test clinici hanno dimostrato l'uso di feverfew può ridurre di frequenza e la gravità del mal di testa. Può essere più efficace rispetto ad altri nonsteroidal antiinflammatories (FANS), come

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Utilizzati per migliorare fisico e psicologico aspetti della libido e la funzione sessuale, crampi mestruali e PMS, neurasthenia, a tonify il sistema nervoso e per il trattamento di casi di lieve esaurimento. Anche pensato per aiutare a gastrointestinali e disturbi riproduttivi, stress e traumi. E 'noto in alcuni ambienti come "il Viagra del Rio delle Amazzoni" e di fatto, molte persone ritengono che ora il nuovo yohimbe ma con molto meno potenziali effetti collaterali.

Muira Puama informazioni:

Muira Puama è uno dei più attivi vegetali con una lunga storia di uso tradizionale come un tonico energia, salute generale e per migliorare il rimedio per l'impotenza sessuale e insufficienza. E 'noto in alcuni ambienti come "il Viagra del Rio delle Amazzoni" e di fatto, molte persone ritengono che ora il nuovo yohimbe ma con molto meno possibili effetti collaterali.

Le radici di questo albero amazzonica sono stati

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Liquirizia radice è un impressionante elenco di usi ben documentato ed è probabilmente uno dei più oltre-guardato di tutti i rimedi erboristici. E 'usato per molti disturbi tra cui l'asma, Piede d'atleta, calvizie, corpo odore, borsite, canker piaghe, stanchezza cronica, depressione, raffreddori e influenza, tosse, forfora, enfisema, gengiviti e carie, gotta, bruciore di stomaco, l'HIV, infezioni virali , Infezioni fungine, ulcere, problemi al fegato, malattia di Lyme, menopausa, psoriasi, herpes zoster, mal di gola, tendiniti, tubercolosi, ulcere, infezioni da lieviti, allargamento della prostata e artrite.

Liquirizia radice informazioni:

Liquirizia radice contiene molti anti-depressori composti ed è un'ottima alternativa a St John's wort. Come in erboristeria ha un impressionante elenco di usi ben documentato ed è probabilmente uno dei più guardato oltre-di tutte le erbe meraviglie. Liquirizia è utile per

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Le Notizie successive, sono state aggregate dai migliori Blogs sul benessere, la medicina e le cure naturali, utilizzando i Feeds pubblici messi a disposizione dai blog stessi.
Questa possibilità vi consente di conoscere nuovi blogs ed approfondire i contenuti sui siti originali.


Milano, 28 ago. (Adnkronos Salute) - "Uno 'scattista' con l'argento vivo addosso", traboccante di "energia e passionalità", dotato di "grandi abilità verbali, intelligenza acuta e intuito". Questo il ritratto ...

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pride%20espression.JPG

Cari avventori, benritrovati. Ripartiamo con una ricerca pubblicata su PNAS  sulle espressioni non verbali associate con l’orgoglio e la vergogna. Non è una novità che le espressioni facciali o corporee delle emozioni possano essere innate e universali, ne abbiamo parlato molte volte. Recentemente abbiamo visto che le espressioni di paura e disgusto potrebbero essere un modo tutto biologico che l’organismo umano ha trovato per modificare in maniera funzionale la propria “interfaccia” con l’ambiente di fronte a stimoli specifici.
La ricerca di oggi è interessante perché si occupa di emozioni meno basiche e più raffinate e perché i soggetti dello studio sono atleti olimpici.
I ricercatori hanno infatti esaminato le sequenze fotografiche ad alta risoluzione delle reazioni comportamentali che decine di lottatori di judo (ciechi, congenitamente ciechi e normovedenti) hanno esibito di fronte a una vincita o a un insuccesso nelle Olimpiadi e nelle Paraolimpiadi del 2004.
Gli atleti erano naturalmente provenienti da ogni parte del mondo.
I risultati di questa minuziosa analisi hanno rivelato che individui normovedenti, ciechi acquisiti e ciechi congeniti, provenienti da più di 30 nazioni diverse, mostravano gli stessi comportamenti non verbali di fronte al successo e al fallimento. I ricercatori suggeriscono dunque che tali espressioni comportamentali siano universali e costituiscano una risposta  biologica innata  con un preciso scopo evoluzionistico.
Quale sia questo scopo non è facile dirlo e quelle degli autori restano speculazioni. Ad esempio la postura di espansione del torace e l’allargamento delle braccia nel caso dell’orgoglio dovrebbe servire allo scopo di apparire più “imponenti” e di validare la propria dominanza sociale. Il comportamento non verbale della vergogna, invece, con spalle curve e petto stretto dovrebbe rappresentare l’accettazione del potere di un aggressore, la rimozione del bisogno di conflitto e la carenza di risorse.
Ad ogni modo anche la cultura gioca un suo ruolo, benché marginale. Essa sembra infatti moderare la risposta di vergogna negli atleti normovedenti. L’espressione di vergogna risulta infatti meno pronunciata fra gli atleti che provengono da culture altamente individualistiche e che promuovono l’auto-espressione, soprattutto Nord America e Eurasia Occidentale. In definitiva, sebbene l’espressione della vergogna sia probabilmente innata e universale, la sua manifestazione concreta potrebbe essere intenzionalmente inibita da alcuni individui normovedenti in accordo con le norme culturali delle culture di appartenenza.

Paper originale | The spontaneous expression of pride and shame Evidence for biologically innate nonverbal displays

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Gli impianti di rigassificazione
metaniera
Tutti noi ricordiamo l’inverno del 2005,quando per incomprensioni politiche tra gli stati delle ex Repubbliche Sovietiche e Mosca, l’Europa, e l’Italia in particolare, hanno rischiato la sospensione della fornitura del gas,proveniente dalla Siberia via gasdotto. Questo problema che si è presentato in tutta la sua drammaticità, proprio quando l’inverno era al culmine,ha spinto l’Italia a cercare della alternative al trasporto di gas via gasdotto. Il gas fornito dalla Russia,l’Algeria,la Libia e la Tunisia,è importato in larga misura,stimata attorno al 70% ,via gasdotto;si comprende facilmente al di là delle considerazioni sociopolitiche, come diventa imperativo cercare altre fonti di approvvigionamento del gas.

L’importazione del gas per via marittima è sicuramente l’alternativa più vantaggiosa;
ampia possibilità di rifornimento del gas, proveniente da aree geograficamente distanti, possibilità di accesso al mercato nel breve periodo, e possibilità di interagire con partners commerciali diversi, eludendo il regime di oligopolio istituito dai nostri partners convenzionali.
Il gas naturale liquefatto, detto GNL, è trasportato via mare con apposite nave metaniere. Il gas viene stoccato in serbatoi a doppia tenuta, alla temperatura di -161 °C e alla pressione di un’atmosfera.

Moltissime metaniere che viaggiano verso l’Italia ,dirette a Panigaglia,provengono dal porto di Skidka in Algeria,dove il gas liquefatto ,viene prodotto dalla compagnia Sonatrack..Le navi metaniere hanno in genere una capacità di carico che va dai 25000 a 65000 metri cubi, e navigano dirette verso speciali impianti che hanno il compito di trasformare il GNL in gas naturale destinato ad essere immesso nella rete di distribuzione.
Questi impianti prendono il nome di ?impianti di rigassificazione?,sono realizzati secondo tecniche ingegneristiche diverse e sono rapportabili strutturalmente a tre tipologie:
Onshore; è la tecnica impiegata per il rigassificatore di Panigaglia, consiste nella realizzazione di silos ,situati in genere all’interno o in prossimità di aree portuali,impiegati per lo stoccaggio di grossi quantitativi di GNL,collegati attraverso particolari condutture, alla struttura di attracco della metaniera.
Offshore; è la tecnologia decisamente più innovativa,e sarà utilizzata per la realizzazione del rigassificatore di Porto Viro. La struttura interamente realizzata in cemento armato,viene trainata sul luogo di posizionamento, e fatta affondare,in modo da creare una sorta di piattaforma,dove sono alloggiati due serbatoi in acciaio, oltre i normali impianti ,e da dove la nave può attraccare con facilità. Un gasdotto sottomarino,immette il gas nella rete di distribuzione.
Offshore? floating storage regassification unit;?utilizza una nave dotata di appositi serbatoi per lo stoccaggio,che viene ancorata in modo permanente al largo della costa circa 25km,a cui attraccano le metaniere,anche in questo caso,il gas una volta tornato allo stato naturale, viene immesso alla rete di distribuzione tramite un gasdotto.
L’impianto di rigassificazione di Panigaglia,l’unico attualmente operativo in Italia,e il cui raddoppio sta creando notevoli disaccordi che vedono schierati su fronti opposti, le forze politiche e industriali, che spingono verso la realizzazione,e le comunità locali e gli ambientalisti, preoccupati per la sicurezza e per i risvolti negativi sull’ambiente;tecnicamente è formato da :

  1. un sistema di ricezione;area per l’attracco della nave,trunk di discarica,area di trasferimento ai serbatoi.
  2. area di stoccaggio,formata da due serbatoi cilindrici della capacità di 50000 metri cubi,all’interno dei quali sono sommerse delle pompe per la movimentazione del gas.
  3. rigassificatore;dai serbatoi di stoccaggio il gas,viene estatto dalle pompe sommerse e inviato agli scambiatori di calore a fascio tubiero,mediante un sistema di pompa centrifughe . Il calore necessario agli scambiatori di calore è fornita dall’acqua marina che circola all’interno dei tubicini degli scambiatori alla temperatura di 5°C.
  4. immissione nella rete di distribuzione;il gas ,viene destinato dopo pressurizzazione, alla rete di distribuzione solo una piccola parte viene utilizzata per la gestione dell’impianto.
  5. recupero dei vapori,mediante colonne a condensazione.
  6. Sistemi ausiliari di sicurezza;l’impianto dispone di un’imponente sistema di sicurezza,in quanto trattasi di impianto ad alto rischio di esplosione,evenienza verificata solo nel 1944 a Cleveland,a causa dell’inadeguatezza tecnologica dei materiali di costruzione, e nel 2004 a Skikda in Algeria.

Attila


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AGI) - Berlino, 4 ago. - Ci fu una birreria all’alba della presa nazista del potere. C’e’ una birreria al tramonto della Stasi. Gli ex collaboratori della polizia segreta tedesca dell’est e chi ancora rimpiange la Ddr hanno adesso un luogo in cui riunirsi davanti ad uno spumeggiante boccale di birra. E’ stata aperta infatti nella Normannenstrasse a Berlino, a pochi metri dalla sede del quartier generale del famigerato servizio segreto tedesco-orientale, una birreria che gia’ nel nome “Zur Firma (l’azienda)”, ricorda quello sarcastico con cui i cittadini della Ddr chiamavano la Stasi. Il locale e’ arredato con i cimeli della defunta Ddr, tra i quali un tavolo con sopra una vecchia macchina da scrivere tedesco-orientale, gia’ usata dai vecchi spioni per stilare i verbali degli interrogatori.
A far gridare allo scandalo e’ stata tuttavia la decisione dei due gestori, uno dell’ovest e l’altro dell’est, di regalare ai clienti piu’ affezionati una tessera numerata con la dicitura “IM Gast”, collaboratore ospite, che da’ diritto ad avere uno sconto del 10 per cento su tutte le consumazioni. Oltre ai suoi 90 mila effettivi, la Stasi contava infatti oltre centomila “Inoffizielle Mitarbeiter” (IM), normali cittadini che collaboravano spiando e denunciando vicini, colleghi di lavoro e anche parenti, come ha ben descritto il film “Le vite degli altri”. “L’idea di aprire questa birreria e’ insuperabile in fatto di mancanza di gusto”, si e’ indignata dalle colonne del quotidiano “Leipziger Volkszeitung” Marianne Birthler, responsabile della gestione .....
 
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Tags: birra


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A New York qualche insegnante di Yoga sta cominciando a fornire lezioni private al telefono per allievi che hanno bisogno di una pratica personale ma si trovano fuori città o sono per qualche motivo impediti a recarsi presso l’istruttore o riceverlo a casa propria.

 

Prima di bollare la cosa come “un’americanata” o l’ennesimo attentato della tecnologia al contatto umano, secondo me bisognerebbe pensare che, semplicemente, la lezione di yoga “al telefono” può essere uno strumento in più.

 

Personalmente, mi sono reso conto di essere stato molto influenzato da una lettura nel sussidiario di quinta elementare, in cui si raccontava di un’operazione medica (una tracheotomia)svolta in condizioni di emergenza su una nave da un infermiere o un ufficiale non medico che la eseguiva seguendo le indicazioni via radio di un chirugo. Anni dopo ho avuto occasione di fare assistenza tecnica per i computer al telefono, e ho avuto la conferma che, sia pure per problemi meno drammatici, si può fare molto lavoro al telefono. Richiede però maggiore concentrazione, da parte di entrambe le persone ai due capi del filo, oltre ad accessori speciali (un cordless con auricolare o una cuffia) e una grande confidenza con il mezzo.

Insomma, invece di essere un surrogato incompleto della lezione personale, il telefono può essere uno strumento di consapevolezza e concentrazione: avendo a disposizione solo la voce, il tono e le informazioni verbali, il lavoro a distanza richiede una particolare capacità di concentrazione e visualizzazione che può essere utile sviluppare.

Anche se, naturalmente, fare pratica in riva al mare al tramonto, con telefoni lontani e cellulari bene spenti, resta sempre uno dei modi migliori di praticare Yoga.


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Sergio Dezzutto, neopresidente del Consorzio Tutela Vini Doc Caluso, Carema, Canavese difende l’Erbaluce: «Io posso garantire per 1 milione e 200mila bottiglie di Erbaluce. Quello Doc, che in etichetta contiene la dicitura “Erbaluce di Caluso”, l’anno di vendemmia e il nome del vitigno. E’ vino prodotto qui da noi. In un territorio di superficie vitata di oltre 1.435.000 metri quadri per 1.334.000 chili di uva».
Se qualcuno tra i suoi consorziati ha sgarrato, le ispezioni promosse già ieri, dallo stesso Dezzutto e dall’assessore regionale all’agricoltura Mino Taricco, lo appureranno presto. Ma il problema dell’Erbaluce “taroccato”, magari vendemmiato in Romania, non dovrebbe riguardare le cantine storiche, private e sociali, del Canavese. Tant’è che, «Un buon numero delle nostre bottiglie messe sul mercato resta invenduto - dice un vinicultore -. Il nostro è Doc e ha il suo prezzo. C’è la concorrenza sleale di chi spaccia per Erbaluce del vinaccio e lo vende a due euro. Chissà dove viene prodotto?».
Infatti, sono ben più del milione e 200mila bottiglie, quelle che, esposte in enoteche ....
Continua su Cronacaqui

 

Pubblicato da loriscarletti | Commenti


Tags: truffe, vino, erbaluce


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Sergio Dezzutto, neopresidente del Consorzio Tutela Vini Doc Caluso, Carema, Canavese difende l’Erbaluce: «Io posso garantire per 1 milione e 200mila bottiglie di Erbaluce. Quello Doc, che in etichetta contiene la dicitura “Erbaluce di Caluso”, l’anno di vendemmia e il nome del vitigno. E’ vino prodotto qui da noi. In un territorio di superficie vitata di oltre 1.435.000 metri quadri per 1.334.000 chili di uva».
Se qualcuno tra i suoi consorziati ha sgarrato, le ispezioni promosse già ieri, dallo stesso Dezzutto e dall’assessore regionale all’agricoltura Mino Taricco, lo appureranno presto. Ma il problema dell’Erbaluce “taroccato”, magari vendemmiato in Romania, non dovrebbe riguardare le cantine storiche, private e sociali, del Canavese. Tant’è che, «Un buon numero delle nostre bottiglie messe sul mercato resta invenduto - dice un vinicultore -. Il nostro è Doc e ha il suo prezzo. C’è la concorrenza sleale di chi spaccia per Erbaluce del vinaccio e lo vende a due euro. Chissà dove viene prodotto?».
Infatti, sono ben più del milione e 200mila bottiglie, quelle che, esposte in enoteche ....
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Secondo le dichiarazioni dei ricercatori, a pieno regime il processo Zymetis potrebbe arrivare a una produzione di 75 miliardi di galloni ? pari a 280 miliardi di litri ? all?anno di etanolo
Una ricerca svoltasi presso l?Università del Maryland e cominciata con i batteri provenienti dalla Baia di Chesapeake ha portato alla scoperta di un processo chimico in grado di convertire grandi volumi di prodotti vegetali di ogni sorta, dalla carta usata fino agli scarti della produzione della birra, in etanolo e altri biocombustibili alternativi al gasolio e alla benzina.

I cosiddetti biocombustibili cellulosici possono infatti essere prodotti a partire da tutti i vegetali che non si presentano in forma di grani o semi e risultano quindi di grande importanza ecologica, da momento che possono essere ottenuti da materiali che non hanno alcun valore alimentare, come i prodotti di scarto dell?agricoltura, inclusi paglia, tutoli e brattee del mais.

Il processo è stato messo a punto anche grazie alla collaborazione con la piccola società Zymetis: il suo segreto è lo sfruttamento del batterio S. degradans, che si trova abitualmente nelle foglie di erba della pampa (Hymenachne amplexicaulis) della Baia di Chesapeake, il più grande estuario degli Stati Uniti, compreso tra gli stati della Virginia e del Maryland.

Tale ceppo batterico, infatti, produce un enzima che permette la conversione di materiale vegetale in zucchero, che a sua volta può essere convertito in biocombustibile.

In realtà i ricercatori della Zymetis non sono stati in grado di isolare il batterio in natura, ma hanno scoperto come produrre l?enzima in laboratorio. Il risultato è un composto chimico chiamato Ethazyme, che degrada le resistenti pareti delle cellule dei materiali cellulosici e converte direttamente l?intero materiale vegetale in zuccheri pronti per la trasformazione in biocombustibile, con un costo significativamente inferiore e con minore utilizzo di composti tossici rispetto al metodo convenzionale.

Secondo le dichiarazioni dei ricercatori, a pieno regime il processo Zymetis potrebbe arrivare a una produzione di 75 miliardi di galloni ? pari a 280 miliardi di litri ? all?anno di etanolo. Stando alle proiezioni, il mercato degli enzimi per biocombustibili potrebbe arrivare a un valore complessivo di 5 miliardi di dollari, tenuto conto anche dedll?energy bill, la legge approvata dal Senato degli Stati Uniti e che dà mandato alle compagnie petrolifere di produrre 21 miliardi di galloni di etanolo ricavato dalla cellulosa entro il 2022.


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GeAmanti: Marko Pogacnik

Con questo scritto, ho il piacere di inaugurare una nuova sezione del blog ospitando gli scritti di vari GeAmanti, ossia di tutti quei ricercatori che innamorati di nostra Madre Terra ci stanno donando, con il loro ispirato agire una maggiore comprensione dei fenomeni e dei processi che danno ?forma? alla Vita, in questo nostro amato pianeta.
Salvatore Calì






Tramutare lo spazio della realtà
Un manifesto di Marko Pogacnik




Cos?è lo spazio della realtà

Nella sua essenza, lo spazio non è una categoria nè astronomica, nè fisica. Lo spazio non è soltanto un ambiente composto di materia, di materiali, di luce, ombre e delle loro interrelazioni. Lo spazio e? sopratutto un essere multidimensionale. E? lo spazio a rendere possibile la vita.

Lo spazio della realtà è stato via via ridotto al minimo dal pensiero razionale moderno. Dovunque ci si giri si incontra un confine: la lunghezza, la larghezza e la profondità dello spazio sono limitati, ci sono confini di Stato, c?è il limite del conosciuto e il confine che separa la coscienza dalla follia. La vita dentro e attorno a noi comincia a morire, perché non riesce più a reggere i confini fissati dal macchinario razionale dell?età del ferro. Stiamo precipitando in una crisi ecologica e psicologica.

Pensiamoci un attimo: è davvero possibile che il modo di pensare e il modo di essere dell?Uomo possa influenzare la qualita? dello spazio nella sua essenza? Si, è possibile, perchè lo spazio della realtà è soprattutto un?espressione della coscienza.
Il mito della creazione non e? che una favola, che racconta la creazione dello spazio della realtà. Lo spazio originario fu creato dalla Divinità con il grande ?big bang?, per mettere l?Universo in grado di evolvere. Successivamente, la Terra ha creato il proprio spazio, in modo da rendere la coscienza fluida capace di evolvere all?interno della materia dura. Da allora, le piante e gli animali godono dello spazio della realtà, senza avere alcuna possibilità di cambiarlo. Per l?essere umano è diverso. Lo spazio della realtà può essere sensibilmente cambiato dall?essere umano, nel momento in cui pronuncia una parola o compie un?azione; a condizione, però, che la parola o l?azione sia radicata nel campo energetico-emozionale.

Tramutare lo spazio della realtà

Le parole e le azioni dell?essere umano moderno non sono capaci di tramutare lo spazio della realta?, perche? questi, di norma, parla e agisce come un essere separato dalla vibrazione del proprio campo energetico-emozionale - dal ?campo dell?amore?. Così si riesce solo a cambiar posto alle cose.
Da millenni gli esseri umani sono vittime della stessa fame e, rispettivamente, della stessa abbondanza, sono vittime delle stesse guerre e di crudeltà continuamente ripetute. Cambiano solo le forme esteriori. La pressione sul tessuto della vita dentro e fuori di noi è ormai aumentata. La crisi prende forma.
E? maturato il tempo di scoprire l?arte della trasmutazione. La trasmutazione non è un semplice cambiamento. Include il salto quantico. Il principio della trasmutazione proviene dalla tradizione alchemica. Il suo simbolo caratteristico è la trasformazione del piombo in oro.

La mutazione dello spazio è una questione geomantica, nel senso che la realtà non può essere tramutata, se l?essere umano non collabora consapevolmente con le dimensioni spirituali, materiali, emozionali e vital-energetiche del proprio corpo e del corpo del paesaggio che lo circonda, che è un frattale della Terra intera (un frammento che ne rispecchia la totalità).
E? altrettanto impossibile tramutare le civiltà o qualsiasi altro tipo di spazio, seguendo strettamente la via della logica. Il percorso lineare della logica e il salto quantico della trasmutazione sono due concetti opposti. In quanto figlia della logica, la scienza è sempre tesa fra creazione e distruzione. Quanti brevetti utili si scoprono, altrettante armi distruttive si concepiscono. Non c?è via d?uscita da questo circolo vizioso, se non quella di cambiare le fondamenta su cui ci si basa.

In questo momento, la creatività artistica ha la priorita?, a condizione che ne diventi consapevole. L?arte non è figlia della logica, che pretende di controllare le faccende del mondo e non permette alcun cambiamento sostanziale. L?arte è figlia della follia. L?arte rende possibile il rovesciamento della coscienza e, perciò, anche la decomposizione del vecchio spazio. L?arte si basa sulla capacità di immaginazione creativa dell?essere umano, la quale, essendo di natura identica alla Parola divina, è fondamentale per la creazione.
Certo, anche l?arte può diventare schiava della razionalità, se segue la logica del linguaggio artistico, la logica delle tendenze di moda o del mercato. E non ha senso neppure criticare la razionalità. Al contrario, essa rende più chiaro il messaggio. La razionalità diventa velenosa, nel momento in cui opprime la libertà di un?esistenza multidimensionale, la liberta? di ?pazzia?- intendendo per pazzia la visione intuitiva e la libertà di percezione trascendentale. Diventa velenosa quando opprime la danza della Dea universale dentro di noi e nel creato.

Il nuovo spazio della realtà

Non si pensi che la manifestazione del nuovo spazio dipenda dalla buona volontà, della creatività artistica o dal fatto che la razionalità si metta in disparte. Molte epoche prima della nostra, il nuovo spazio della realtà fu generato da una visione angelica, come alternativa alla costituzione esistente dell?universo. Ma l?onda della sua presenza ci ha raggiunto soltanto ora.
Non è possibile governare il nuovo spazio; le sue potenzialità creative non possono essere controllate. E non ce n?è neppure bisogno. Perché il nuovo spazio della realtà può comunque esistere soltanto se è reale, giusto e sacro.
Manipolazioni, atti inconsulti o interventi superficiali sono usuali nel vecchio spazio. Il vecchio spazio della realtà, nel quale sta ancora procedendo la nostra storia, non si esaurisce, se l?essere umano che si senta coinvolto e preoccupato, non si connette con il proprio centro interiore facendo i suoi tentativi di agire.
Il nuovo spazio della realtà non può nemmeno esistere, se coloro che partecipano alla sua danza non ne sono connessi interiormente ed esternamente.
Il nuovo spazio della realtà esiste già fra di noi, ma raramente ne facciamo esperienza. Il nuovo spazio della realtà offre a tutti - persone, piante, animali e altri esseri, visibili e non - spazio sufficiente per esistere nella loro totalità, perchè vibra a diversi livelli simultaneamente, all?interno di diverse dimensioni interconnesse fra loro. Nonostante ciò, questo spazio è molto semplice, tanto semplice quanto il linguaggio della Terra.
Il nuovo spazio della realtà è uno spazio di libertà, che rende possibile la pace, anche se sprigiona tensioni creative.

Che fare?

Cosa possiamo fare perché la visione del nuovo spazio diventi realtà quotidiana?
E? necessario imparare il linguaggio che usano tutti gli esseri dell?Universo per comunicare, il linguaggio che tutto l?Universo usa per pensare. Può essere chiamato ?il linguaggio universale?, ?il linguaggio dei cosmogrammi?. E? un linguaggio che presenta simultaneamente caratteristiche verbali e non-verbali. Lo usano gli uccelli per comunicare, lo conoscono anche le montagne e i fiumi. Viene usato da angeli ed esseri elementari per parlare fra loro. Un tempo, gli esseri umani lo conoscevano come un linguaggio della natura, un linguaggio di segni divini e di rivelazione. Abbiamo bisogno di imparare questo linguaggio per essere in grado di capirci fra tutti.
Al contrario del vecchio spazio di civiltà, di società e di esistenza, il nuovo spazio non è fondato sulla lotta permanente fra gli opposti e sulla conseguente violenza.
Il nuovo spazio si basa sulla tensione energetica fra differenti dimensioni di esistenza, tutte simultaneamente presenti. Cioè, con la presenza simultanea di tempo e non-tempo (eternita?) e, rispettivamente, di visibile e invisibile (eterico).
Di conseguenza, una creatività artistica che si voglia dedicare alla creazione del nuovo spazio, deve rinunciare al suo attaccamento esclusivo al mondo della forma. La forma è secondaria. Il principale ?attrezzo? dell?arte è di natura sciamanica, è uno strumento di scambio fra le dimensioni visibili e invisibili della vita. E? un rituale che si compie lavorando con energie vitali e con campi emozionali, è un?interazione con la coscienza universale.
Il nuovo spazio della realta? non sa separare il profano dal sacro. Il nuovo spazio è di natura olistica. Significa, che anche un banale atto di vita concreta può esistere solo se mostra dimensioni del sacro. E viceversa: un atto di tipo religioso non avrebbe senso - non potrebbe nemmeno esistere - se non fosse radicato nella vita quotidiana e dedicato ad essa.
Occorre quindi trovare i modi in cui l?arte abbia la possibilità di partecipare al dialogo sociale, alla creazione armonica di spazio vitale, al processo di pace in diversi Paesi, al riequilibrio dei paesaggi urbani, alla formulazione del nuovo paradigma in campo scientifico, ai processi di ricollegamento e di purificazione personale...
Nell?impegnarsi a fare tutto questo, l?arte non dovrebbe perdere il senso di sé, come simbolo di libertà creativa, di gioia e di mistero.

Marko Pogacnik, Sempas, Agosto 2004


Traduzione dall?Inglese: Tania e Maurizio Martinelli, Bologna, Marzo 2006

Dal catalogo della personale di Marko Pogacnik, ?Trasmutare lo spazio della realtà? , al Museo d?Arte Moderna di Lubiana e Galleria Civica di Nova Goriza in Slovenia, 2005.





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Una prospettiva di guarigione e trasformazione personale e planetaria.



La città nell?ecologia olistica


La città non è solo quella che percepiamo con i nostri sensi, quella fisica, il suo paesaggio, con le sue vie, i palazzi, le chiese, ma è anche un tessuto energetico, un'anima, una coscienza che pensa e dialoga con i vari livelli d'esistenza, che possiamo considerare incarnata nel paesaggio fisico della città.
Noi umani siamo immersi in questo ?campo energetico sacro?, e lo viviamo con il nostro corpo fisico e la nostra coscienza, anche se inconsapevolmente.
Quest'inconsapevolezza della Vita che ci circonda su tutti i livelli, questo distacco dalla natura che nelle città eccessivamente e caoticamente urbanizzate ci affliggé, rendendoci ciechi al pulsare della Vita, ci ha portato ad una alienazione non solo dal mondo, ma soprattutto da noi stessi e dal Divino che risiede in noi e in ogni cosa. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Siamo all'interno di un grande cambiamento su tutti i livelli d'esistenza.
Credo che il modo nel quale questo si manifesterà, sarà in parte condizionato e co-creato da come noi coscientemente lo affronteremo.

Ed è proprio questa urgenza che mi spinge a riprendere il lavoro di cura e di assistenza a Milano.

Il ?lavoro? si può attuare su più piani, da un aiuto concreto nelle relazioni umane, ad un'attenzione ecologica e alla qualità ambientale, nel riciclaggio e nell'economia delle risorse primarie.
Esiste un'altra ecologia che tiene in conto, non solo di quanto precedentemente indicato, ma anche delle dimensioni invisibili dello spazio che ci circonda, e questa si occupa, di prendersi cura dell?organismo città e delle dimensioni vital-energetiche e animiche dell'ambiente.
Noi non siamo separati dalla Vita, ma siamo immersi ? secondo quanto ci tramandano gli antichi e le recenti scoperte della scienza di frontiera- in un universo olografico, dove, come in uno specchio, una dimensione si riflette nell?altra e viceversa; il piccolo nel grande, l?alto nel basso, il dentro nel fuori?
In questa visione più ampia e olografica ciò vuol dire che, prendendosi cura di una città l'ho si sta facendo per empatia e risonanza, per tutte le città del pianeta e per il pianeta stesso!
Naturalmente anche per noi stessi, per il nostro ambiente interiore, per il nostro paesaggio interiore, per le chiese, le vie, i parchi, i monumenti, i palazzi che abitiamo interiormente?


Il Monte Stella e le memorie della guerra

Il Monte Stella è una collinetta artificiale alta circa 180 metri, tirata su, nel dopo guerra, con le macerie dei bombardamenti su Milano nella seconda guerra mondiale e con una parte dei resti delle antiche mura spagnole.
Praticamente un luogo della "memoria", che si cela sotto il piacevole aspetto di montagnola con tanto d'alberi e prati.
Ho già lavorato in questo luogo riscontrando una discreta armonizzazione tra la sua artificialità e la sua naturalità.
I nostri fratelli alberi hanno fatto in questi anni un ottimo lavoro di trasformazione e armonizzazione di questi "rifiuti". Non solo da un punto di vista fisico ma anche sottile, trasformando così uno sterile cumulo di macerie in un'oasi di verde per Milano e questo grazie anche all'intervento co creante dell'uomo.

Con luoghi della memoria della guerra, intendo tutte quelle strutture fisiche costruite dall?uomo che hanno il compito di ricordarci il dramma delle guerre e le sue vittime.
Luoghi come Auschwitz, i sacrari, i monumenti ai caduti e al valore militare, i cimiteri militari, le vecchie trincee o le semplici lapidi alla memoria. Ci rimandano costantemente a quegli eventi che hanno sconvolto e purtroppo stanno sconvolgendo una parte del mondo e noi stessi.
Essi divengono serbatoi di energia psichica, che sottilmente influenzano.
In una visione geomantica, o d?ecologia olistica, divengono luoghi di risonanza dis-armonica dove l?animo umano ne è influenzato.
Nel mio sentire questi luoghi, in questo periodo storico, sono come attivati per risonanza. Agendo su questi punti di risonanza, abbiamo la possibilità di trasmettere una nuova informazione.

La guerra principalmente, c'insegnano i saggi, nasce in noi stessi per poi concretizzarsi nel mondo.
Credo che millenni di esperienza della guerra abbiano inscritto nel nostro DNA questa informazione condizionante anche se inconsapevole.
E? ora necessario attuare un processo di trasformazione interiore per trasformare il nostro essere nella Vita e per vederlo riflesso nel nostro ambiente planetario. Viviamo un tempo di scelte, possibilità creative di esprimersi nel mondo.

Mi sono chiesto, che ruolo ha un luogo come il nostro Monte Stella quando, come in questi tempi, la guerra sembra imperversare dovunque anche in noi stessi e nelle nostre famiglie?
La risposta è giunta quasi subito; divengono "luoghi di guarigione", di trasformazione, tramite la nostra coscienza, la creatività e il potere della forza trasformativa del cuore e dell?amore.


Il Monte Stella, diviene l'occasione per curare la nostra guerra interiore per far si che sia curata, per risonanza, la guerra esteriore.

Esso è per empatia in risonanza con tutti i luoghi che similmente sono legati alla memoria della guerra, essi di questi tempi stanno avendo una sorta di ?attivazione? dagli eventi che conosciamo, forniscono energia affinché quest?ultimi siano sostenuti.
Non credo, che sia sano pensare di distruggerli, non faremo altro che perpetuare violenza e disarmonia.
Il nostro piccolo compito sarà quello di comunicare a questa invisibile rete, la nostra trasformazione personale (con pratiche ed esercizi creativi e olografici e meditazioni che faremo insieme), la nostra ?accettazione della guerra come un possibile modo di vivere, che desideriamo trasformare?, affinché essa possa essere relegata nella leggenda.


C'era una volta, un mondo impazzito dove imperversava continuamente la guerra, ma venne un giorno che consapevolmente e per libera scelta?.

tutta l'umanità visse felice e in armonia con tutto il Creato?



(Marzo 2007 scritto per la presentazione del seminario.)

[continua sulla fonte orginale...]