Natura e Salute individuale

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È un metodo semplice e naturale di guarire attraverso l'utilizzo da certi fiori silvestri. I rimedi che trattano più i disordini depersonalidad del paziente che la condizione fisica individuale, furono scoperti per il Dr. Edward Bach negli anni 30. Dopo molti anni di pratica in medicina convenzionale ed in omeopatia, Edward Bach arrivò a prendere coscienza che quello che caratterizza i problemi fisici delle distinte persone non è tanto i molti tipi di malattia esistenti, bensì le condizioni psicologiche che la generano. Durante vari anni Bach fu capace di riconoscere e trovare un rimedio appropriato in ogni sposo, e trovò tutti i rimedi in fiori dei campi e negli alberi dei boschi, cioè, nel potere risanatore concesso alla natura. L'uomo ha fatto sempre uso della medicina erbosa e, fino a fa alcuni anni, tutti i prodotti farmaceutici si preparavano a partire da sostanze naturali. I rimedi di Bach, tuttavia, non utilizzano la materia

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1.- Cos'è l'Omeopatia?

È un sistema di Medicina nato agli inizi del secolo XIX grazie al Dr. Samuel Hahnemann. Per molti è catalogata dentro la medicina alternativa perché sorge dopo che il suo fondatore rinunciò alla pratica medico convenzionale per considerarla molto aggressiva e poco scientifica.

La nome omeopatia fué incuneato per il Dr. Hahnemann e proviene da due radici Greche, homoios = simili / similari, e pathos = malattia.



2.- Su che cosa è basata l'Omeopatia?

L'Omeopatia Classica è basata in 3 principi basilari:

1.-la Legge dei Simili che stabilisce che una malattia è curata per una medicina che causi sintomi simili ai quali il paziente sperimenta, ma in una persona sana.

2.-la Medicina Unica,

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L'impiego delle piante medicinali con fini curative è una pratica che si è usato da tempo immemorabile. Per molto tempo i rimedi naturali, e soprattutto le piante medicinali, furono le principali e perfino l'unica risorsa che disponevano i medici. Questo fece che si approfondisse la conoscenza delle specie vegetali che possiedono proprietà medicinali ed ampliare il suo experiencis nell'impiego dei prodotti che si estraggono di esse.

La fitoterapia, nome che si applica all'uso medicinale delle piante, non ha smesso mai di avere validità. Molte delle specie vegetali utilizzate per le sue virtù curative tra gli antichi egiziani, greci e romani passarono a fare parte della farmacopea medievale che più tardi si vide arricchita per il sedimento delle conoscenze del Nuovo Mondo. Dette piante medicinali ed i rimedi che allora utilizzavano si continuano ad usare


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Secondo la reazione individuale nei quadri clinici isolati, solo una di una serie di rimedi possibili è la più simile e è l'indicato per il caso individuale, di accordo alla teoria omeopatica. Orbene, l'omeopatia di complessi riunisce i rimedi possibili, con le sue potenze correnti, formando un rimedio complesso. Questa omeopatia conta sul fatto che il rimedio adeguato è presente in ogni caso e può fornire il suo effetto. Di questa maniera si evitano all'inizio le ricerche ed i cambiamenti necessari per trovare il rimedio simile. Nonostante l'omeopatia di complessi contraddice i principi della teoria omeopatica pura, elaborata per Hahnemann, il quale prese come basi la mancanza di chiarezza dei rimedi complesse correnti su quell'epoca e si opporsi a queste misure nelle prescrizioni facoltative.
Se si riuniscono rimedi isolati, si prodursi un nuovo complesso, il quale, come una dottrina omeopatica stretta, dovrebbe essere sommesso ad un esame

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Le Notizie successive, sono state aggregate dai migliori Blogs sul benessere, la medicina e le cure naturali, utilizzando i Feeds pubblici messi a disposizione dai blog stessi.
Questa possibilità vi consente di conoscere nuovi blogs ed approfondire i contenuti sui siti originali.


"Sporchiamoci le mani". Una nuova fase dei corsi ECM patrocinati dall'AMPI. Dall'esperienza fatta durante i corsi di Ortopodologia del 2007 è emersa prepotentemente l'esigenza di approfondire molto praticamente questo argomento. Ed è per questo che viene proposto un primo approfondimento caratterizzato dall'estrema importanza data alla pratica nella realizzazione delle Ortesi platari: presa d'impronta, realizzazione e stilizzazione del calco in gesso, termoformazione dei materiali e confezionamento dell'ortesi, non saranno più solo argomento, ma pratica individuale.

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Finalmente inauguro il blog con il primo articolo di apertura, nella speranza che molti altri ne seguiranno e che,soprattutto, saranno di interesse per molte donne.

PERCHE’ L’OMEOPATIA IN GINECOLOGIA?

Perchè in linea teorica e pratica, tutti i disturbi della sfera ginecologica possono essere affrontati con un approccio omeopatico; a volte possiamo considerarlo come una terapia di prima scelta, nella consapevolezza di poter ottenere più brillanti e sicuri risultati che non con altre terapie.
In altri casi il suo ruolo può essere soltanto complementare, in associazione con altri strumenti terapeutici od in alternanza; in altri ancora, come le patologie di certa pertinenza chirurgica, il suo ruolo è evidentemente assente.
Nelle patologie acute, a parità di risultati, il medicinale omeopatico si lascia preferire per l’assenza di effetti collaterali, ma è nelle patologie recidivanti e croniche che il suo ruolo diventa molto prezioso, in quanto, come medicina del “terreno”, si occupa della nostra individuale predisposizione ad ammalare in un certo modo.
L’omeopatia è un valido alleato della donna e può accompagnarla nella gestione delle problematiche di tutte le età.

Età giovanile: ritardi puberali, irregolarità del ciclo, dismenorrea.
Età adulta: irregolarità del ciclo, sindrome premestruale, gravidanza, parto e puerperio, flogosi dell’apparato genito-urinario, infertilità.
Età del climaterio e della menopausa: irregolarità del ciclo, disturbi vasomotori e dell’umore, disturbi trofici dell’apparato scheletrico nella post-menopausa.

Cercherò nel tempo e gradualmente di affrontare tutti questi argomenti e qualunque altro suggerito dall’interesse delle visitatrici del blog.

A presto
Dott. Giancarlo Balzano


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LA DIPENDENZA DAL FUMO PUO' DIPENDERE DAI GENI

 
(Sn) - Roma, 03 apr. - In tutto il mondo ogni giorno si fumano più di 15 miliardi di sigarette, i fumatori sono stimati in 1,2 miliardi. Chi fuma sa quanto sia difficile smettere, e ora uno studio internazionale spiega anche perché dire addio alle sigarette sembra un'impresa titanica: il vizio di fumare è scritto nei geni. Lo studio, al quale partecipano due ricercatori dell'università Cattolica di Roma, Roberto Pola dell'Istituto di medicina interna e geriatria e Andrea Flex dell'Istituto di patologia speciale medica, è stato pubblicato sull'autorevole 'Nature' e mette in evidenza il legame fra alcuni geni, la dipendenza da nicotina e lo sviluppo di malattie legate al fumo. Una premessa che non significa arrendersi all'inevitabile ma che apre la strada alla definizione del rischio individuale del consumo di sigarette e ad azioni di prevenzione e terapie personalizzate. Anche perché la ricerca ha evidenziato che i geni responsabili di una predisposizione alla dipendenza da nicotina sono, con "un alto livello di significatività", correlati al rischio di ammalarsi di tumore del polmone e di arteriopatia periferica. Lo studio internazionale è stato coordinato da Kari Stefansson dell'Università di Reykjavik, un ricercatore islandese che, per iniziare, ha utilizzato un campione molto vasto di abitanti del suo Paese, l'Islanda. Gli islandesi sono ormai da anni studiati dai genetisti, e stavolta l'obiettivo era determinare la correlazione che c'è fra un determinato gruppo di geni e la dipendenza da fumo. I geni in questione sono chrna3, chrna5 e chrnb4 e si trovano su un pezzetto di cromosoma chiamato 15q24. Questi geni codificano per alcuni recettori nicotinici: si tratta di molecole presenti sulla superficie delle cellule del cervello, nei vasi sanguigni, nei bronchi, nelle vie urinarie, nel sistema digestivo e che reagiscono alla nicotina presente nelle sigarette. Circa 14mila fumatori islandesi sono stati suddivisi per numero di sigarette fumate al giorno, e i dati hanno mostrato una forte correlazione fra la presenza di una particolare forma di variazione dei geni analizzati e la forte dipendenza da nicotina dei fumatori più incalliti. Lo studio però - ed è qui il suo punto di forza - non si limita ad analizzare gli islandesi e la loro predisposizione alla dipendenza. "È stato anche analizzato - spiega Roberto Pola - sia il rischio di ammalarsi di tumore del polmone che quello di ammalarsi di arteriopatia periferica, cioè l'occlusione delle arterie delle gambe. Due malattie fortemente associate al fumo". Per studiare la correlazione con il tumore al polmone sono stati studiati più di mille casi di pazienti provenienti anche da Olanda, Spagna e Islanda - confrontandoli con circa 32mila casi di controllo. La correlazione con la arteriopatia periferica invece è stata studiata invece su quasi 3000 pazienti. In entrambi i casi la correlazione è risultata molto convincente. "Quello dell'Università Cattolica di Roma è l'unico centro italiano coinvolto - sottolinea Pola - e il nostro contributo è stato quello di fornire i dati di più di 150 pazienti (e circa 250 casi di controllo) malati di arteriopatia periferica. Abbiamo analizzato i loro dati genetici e, come gli altri colleghi, abbiamo osservato che l'associazione con quella variazione genetica era molto forte". (Sn)
 
 

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